Ingresso.
Momenti per la coreografia: abbandono di casa, autostop, ubriachezza, convulsioni, amore, violenza, fellatio, sputo.)
Faber - Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare?
Tom - Sì vostro onore, ma li voglio più grandi
Faber - C’è qui un posto, lo ha lasciato tuo padre. Non dovrai che restare sul ponte e guardare le altre navi passare, le più piccole dirigile al fiume, le più grandi sanno già dove andare
Tom - (cantato) Così son diventato mio padre, ucciso in un sogno precedente, il tribunale mi ha dato fiducia, assoluzione e delitto lo stesso movente
Ciao sorellina dallo sguardo zoppo,
ciao sorellina in vetro,
qui Tom, da un luogo molto più lontano della luna, ché è il tempo la linea più lunga tra due punti
qui Tom, da un luogo più buio della notte, ché il sole l’hanno ammazzato dopo l’ultimo tramonto, e non credo si ripresenterà all’alba
qui Tom, a disegnarti il percorso di questo viaggio assurdo, che senza toccare una meta è giunto al termine.
Primo intermezzo:
(dal fondo, di spalle, raccoglie il rossetto e se lo mette.)
Amanda - Tummasin, Tummasì, scetati, song e’sett
Tummasin, Tummasì core e’mamma, scetati, song e’sett
Ja, ca soreta è già asciuta a t’accattà o burro pe te fa fà colazione,
scinn bell’e mammà, ch’o magazzin non aspetta a te.
E mangia qualche cosa bell’è mammà toja. O vulisse nu poc e’semolino. Nu tarallin o’burro? Nu poco e’panna into o’cafè? Nun po’ ire a faticà tutta a journata co’stommaco vuoto! No, no! Ia mangià qualcosa, Tummasì. Da cca nun esci si nun mangi…mangia! Mangia t’agg’ritt, mangia!
(Schiaffo. Il boccone va di traverso. Principio di vomito. Il rossetto ora macchia la faccia.)
Tom - Lasciai St. Louis, discesi per l’ultima volta i gradini di quella scaletta.
Una fuga? No…io non volevo abbandonarti Laura, non volevo abbandonare nemmeno lei credo, è solo…ero stanco del cinematografo. Notte su notte, ora su ora, a spulciare la celluloide, a cercare tra quei volti montati su trench inumiditi: Gable, Bogart, Grant…non importa. Sotto ogni cappello a falda larga, tra il fumo di ogni sigaretta, io vedevo un solo volto, il suo.
Te lo ricordi, sorrideva nella foto.
Sedici anni. Sedici anni a sorridere senza dire nulla. Sedici anni senza una spiegazione che non fosse una cartolina “Salve – Addio”
In quei volti in bianco e nero io rivedevo i suoi occhi che mi suggerivano una vita a colori.
L’avventura.
(Il registratore diventa lo zainetto di un bambino.)
(cantato) Daddy has flown, across the ocean, leaving just a memory. A snapshot in the family album. Daddy what else did you leave for me? Daddy what you leave behind for me?!
Non è stata una fuga, Laura
ma la necessità di un inseguimento.
Viaggiai e viaggiai. Le città sfioravano come foglie morte, foglie dai colori vivaci ma avulse dal ramo. Avrei voluto fermarmi, ma qualcosa mi perseguitava.
Un altro passo, uno ancora
La vita è breve, l’uomo è cacciatore, e saremo per troppo tempo morti
Un altro passo, uno ancora
Cercando di riprendere in moto quello che era perduto in spazio
Un altro gradino, uno ancora
Ma prima di accorgermene avevo già disceso scalinate e scalinate, giù, a picco, verso il buco del culo del mondo, dove il riflesso su un pezzo di vetro diventa così luminoso da illuderti sia una stella.
(Crollo a terra. Si raccoglie il rossetto, si dipingono le labbra, si disegnano due lacrime stilizzate.)
Secondo intermezzo:
Amanda - Tummasì, Tummasin…Avimm fa tutto pe ce tenè su, vivimme nu tiemp accussì cumplicat, avimm’ aiutarci, l’un l’altro. E creature mere nun song comm l’altre. Te creri can nun ‘o saccio? U saccio… e song’ accussì orgogliosa, felice…e saccio c’agg’essere grata o’Peteterno. Ma pruomettem na cosa Tummasì: giura can nun te darai maje o’bere.
(Il rossetto spalmato a disegnare un sorriso.)
T.W. - Rivolgendosi con un sorriso
Tom - Non mi darò mai al bere, mamma
T. W. - Cazzata!
(Schiaffo. Caduta. Arrampicata.)
Tom - Perde in partenza chi insegue l’ideale.
Ho inseguito la leggenda, la leggenda dietro la foto, oltre la cartolina, nascosta nell’eterno sorriso di quella blusa marinara. Questa era l’avventura. La mia vita sempre un passo indietro dall’ideale, sempre un passo indietro da dove l’avrei voluta. E correre, correre, sempre en avant, nel tentativo di afferrare l’inafferrabile, d’incontrare quella figura sperata e mai conosciuta.
Volevo essere lui! (salto)
Volevo essere lui! (salto)
Volevo essere lui! (salto, crollo, abbandono)
Volevo essere lui…tratteggiato in ogni particolare come nei sogni fatti sotto gli strati di frustrazione e odore di colla da scarpe.
Ma mi sono perso, sorellina.
La vita ti violenta quando provi a batterla in velocità
La vita ti violenta quando provi a batterla in immaginazione (via la maglia, ferite su tutto il corpo)
Se provi a fotterla lei stringe le chiappe, e intrappolatoti così tra la morsa delle sue natiche ti porta a spasso, ti porta dove vuole, e quanto in fondo vuole.
Ho fatto cose orribili
Mi sono fottuto la feccia delle rovine
di un impero
Mi sono fottuto la polvere e l’
orribile regina
Toccando angoli di bar, di porti, di donne
Toccando angoli di bar, do porti, di uomini
Sono vivo. Sto morendo
A New Orleans nell’inverso del ’39 c’erano tre prostitute di sesso maschile. Uno era un ragazzo sui diciassette, meritevole tutt’al più di un’occhiata di sfuggita, l’altro ero io; ma il maggiore era un giovane indimenticabile, campione dei medio massimi della flotta del Pacifico, prima di perdere un braccio. Una statua mutila d’Apollo, della pietra aveva l’impassibilità ed il distacco. Il suo sguardo schiudeva una Divina Indifferenza che non era voluta né sgarbata né vanesia, ma semplicemente radicata in una genuina mancanza d’interesse.
Io ero quotidianamente infradiciato da quello che facevo, sporcizia che non lascia segni sulla pelle, ma in ogni parete interna. Sporcizia corrosiva ed appiccicosa di cui mi colmavo ogni giorno, ogni giorno a ripetermi che la misura di quel dolore era colma, ogni giorno a stupirmi scoprendo che ce ne stava ancora un po’, ancora un po’. Mentre lui, lui era impossibilitato a macchiarsi, la sua vita non lasciava ulteriori tracce nei suoi occhi, come se gli avesse già dato tutto, e tutto quello che gli aveva dato era un braccio di meno.
Una gamba di meno.
Un braccio di meno.
Una gamba di meno, sorellina.
Forse se avessero dato anche a me qualcosa in meno… Avevo due gambe che fremevano al pensiero di come è breve la vita. Forse, sarebbe andata diversamente.
Sono vivo. Sto morendo
(La maglia copre il volto, alla cieca, buio.)
La mia anima l’ho stesa come una vela contro un vento troppo forte, scaraventata nella bufera dei desideri, delle aspirazioni, delle paure, nella speranza che mi avrebbe condotto molto più lontano di lontano. Ma la vela era leggera, ad ogni bordata si lacerò. Ad ogni strappo un grido di dolore, senza mai un filo di voce.
(La maglia lanciata come un cilindro.)
E non scrivo più poesie
Shakespeare è morto a Detroit
Perché non aveva più scatole di scarpe
Sono vivo. Sto morendo?
Il mio letto è un barile di catrame. Vi resterò impeciato. Non so se riuscirei ancora a staccarmene. Sono troppo stanco. E’ l’unica risposta che so dare? Desidero soltanto starmene qui sdraiato a pensare a quel che è stato?
Mi sto decomponendo, strisciare dei vermi sull’anima. Il verme scava, il verme divora, il verme…trasforma. Ma c’è odore di riscatto, di redenzione, di rinascita in tutto questo. C’è profumo di possibilità. Una possibilità che voglio darmi.
Sto morendo. Forse. Ma sono ancora vivo, sorellina
E adesso basta inseguimenti, basta fotografie, basta cartoline.
Addio papà, oggi sei morto, ma io vivo ancora.
Stenderò un braccio, traccerò un cerchio attorno a me stesso, oltre il cerchio vedrò il mio limite, dentro il cerchio scoprirò qualcuno che vale la pena incontrare.
A presto, sorellina di cristallo
qui Tom, con le mani immerse nella terribile materia della vita, e la viva intenzione di modellarla
(Musica, Canzone del padre, piano solo)
“Vostro onore sei un figlio di troia,
mi sveglio ancora, e mi sveglio sudato
ora aspettami fuori dal sogno,
ci vedremo davvero,
io ricomincio da capo.”
(Tre autostop. Fermo. Corsa e uscita)




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