La mia poesia cerca assoluzione
per un peccato che non ho commesso,
un labirinto senza soluzione.
Poichè rifiuto ogni compromesso
arranco tra lacrime e sussulti
e non c'è sospiro che sia concesso
ma spinato un rosario d'insulti
che io stesso a me solo consegno
sì che più lieve la pena risulti.
Torna della primavera il segno
che ormai Natura ha perdonato
per l'estate goduta senza ritegno
l'albero dall'inverno martoriato,
ma per me il limbo d'autunno resta
per me, che ancor non ho espiato.
Non colpa ma senso di colpa sta
sospeso come nube di granito
che affossa comprime senza sosta
un'anima che non sembra finita
una vita indecisa, pentita
già in partenza del mal impartito
a chi la circonda nella salita:
"Volevo no ferir nessuno!" grida
soffocata l'animula sfinita
ma il dolore ovunque s'annida
nella mostra di giusti egoismi,
e dei dolori si fa presto sfida.
Cerco redenzione senza pietismi
ma confondo per ostia consacrata
un'orosolubile da ansismi:
allo spezzare del Tavor, frustrata
parte di me umiliata desiste
e l'altra s'abbandona a risata.
Manifesto
-
Fino a quando sopporteremo la Banalità, il Conformismo, la Massa Informe,
l’Umana Natura Morta di questo oggi in putrefazione….insomma, fino a quando
soppo...
3 anni fa




2 commenti:
Ma è respirar già ferire, Prenditore,
sai, ho scoperto con sgomento,
nelle vuote, mute, spietate Ore,
che viver non è dar godimento.
E' piuttosto squarciare,
perchè dal tormento
che senza ipocrisie si fa guardare,
derivare non può per chi amiamo
un subito e sereno conciliare.
E senza inganni, interi, non siamo
che inconciliabili dissonanze
con il cui oscuro suono feriamo
chi cerca di legarci alle sue danze.
Nell'incolpevole disarmonia
cerca dunque le sembianze
di cosa davvero, Prenditore, sia
la tua redenzione:
se disumana innocenza innocua e pia
o coraggioso slancio all'azione.
Sopportiamo di essere duri,
non rifugiamoci in una prigione,
ma siano i nostri demoni puri,
pronti al Male come al Bene,
lo sai, Prenditore: giù i Muri.
Ciao prenditore.
Per me quello che hai scritto si poggia sul cuore e lo penetra piano. E' un oblio che ti cattura dolcemente. Ti culla e ti riporta col pensiero a quando eri piccino. E cullandoti ancora ti conduce a quello che sei. A chi la legge regalerà pace o tumulto? E a te? Un bacio che ti sia di conforto.
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