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Paz diceva di aver creduto di essere un genio, ma di essersi accorto di essere solo un fesso. Io un fesso mi ci sento spesso.

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19.10.09

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

(Eugenio Montale, Satura, Xenia II)


Perchè in questo momento non riesco materialmente a scrivere, ed allora ho chiesto ad un amico di prestarmi parole.

1 commenti:

Iskariel ha detto...

anch'io proprio oggi pensavo proprio a questa poesia...e sono così tanti i gradini di vuoto che quasi passa la voglia di continuare a scenderle, queste scale...che poi chissà dove diavolo vogliono farci arrivare.
montale è un modo per accovacciarsi in un angolo, per dire alle scale aspettate, o non aspettate, fate un po' quel che volete, ma lasciatemi qui (nel mio pezzo di cielo ad affogare cattivi ricordi). mi gira la testa. sono miope. ho perso il braccio che mi guidava. il nostro lungo viaggio era una barzelletta, per voi.lasciatemi qui.
funziona quasi sempre così. scale, treni, strade, binari, dei e orologi non sono fatti di sangue. per loro è tutto molto diverso. lineare.
siamo noi che siamo complicati.
e questa dissonanza, forse, è quello che chiamiamo dolore.