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Paz diceva di aver creduto di essere un genio, ma di essersi accorto di essere solo un fesso. Io un fesso mi ci sento spesso.

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31.12.08

Lungo la strada

Vorrei conoscere la storia di ognuno
di questi abeti così pazienti,
imparare il nome di ogni pietra,
far l'amore con tutti questi fiori.
Frequentare questa realtà di terra
umida e di neve or caduta
come fosse un incontro fraterno,
una corrispondenza ritrovata.
Giaciamo s'un prato, quando spontaneo
il nostro corpo vi getta radici
che calde penetrano il terreno,
lo sentono nei suoi muschi nascosti
e nella sua intima maternità.
La carne si scopre scrigno del sangue,
il sangue diventa linfa del sogno.
Dove un viaggio del cuore diviene
sudato come la scalata della
montagna sacra, quando ogni passo
è un atletica di emozioni,
lì non chiedere più significati
al cielo disegnato dagl'uomini,
alle loro filosofie di pezza,
alla loro psicologia vuota.
Non corteggiare la vita, amala!

29.12.08

Addio maestro Pinter


Cinque giorni fa moriva a settantotto anni a Londra Harold Pinter.

Cosa ricordare di lui? Ricordo il primo incontro, preparavo un provino e come al solito non sapevo dove sbattere la testa col testo. Mi venne suggerito allora questo inarrivabile colosso, ed io mi gettai a capofitto nei suoi inchiostri leggendo Tutto il teatro (da qualche parte dovevo pur iniziare no?). Dopo il Calapranzi inciampai nel male, presentato come un piatto da fast food, de Il bicchiere della staffa. Fu straziante, decisi di preparare il monologo iniziale. Sorrido ripensandoci perchè mi rendo conto che era assolutamente al di fuori della mia portata.

Passò del tempo, e ritrovai Mr Pinter in un testo ancora più agghiacciante, che mi fece quasi piangere anche solo venendo letto. Il testo erano le parole di Aston, da Il Custode:

ASTON - Io andavo sempre lì. Oh, anni fa. Poi smisi di andarci. Mi piaceva quel posto. Ero sempre lì, in quel posto. Prima che partissi. Proprio prima. Credo che... quel posto, abbia a che fare con la mia partenza. Erano tutti vecchi... più vecchi di me. Ma ascoltavano sempre quando parlavo. Credevo... che capissero ciò che dicevo. Io parlavo. Parlavo troppo. Ecco l'errore. In fabbrica lo stesso. Se si lavorava io parlavo, se non si lavorava io parlavo lo stesso. E quelli, tutti quelli lì, stavano a sentire quanto dicevo. Tutto andava bene. Il guaio era che io avevo delle allucinazioni. Non vere allucinazioni, erano... io mi sentivo dentro di poter vedere... chiarissimo... tutto vedevo... tutto chiaro... silenzioso... quieto e chiaro... tutto questo... tranquillissimo... ma, forse mi sbagliavo. Comunque qualcuno deve aver detto qualcosa. Io non ne ho saputo nulla. Qualcuno deve aver detto una bugia. E... questa bugia ha fatto il giro. Io mi accorgevo che la gente diventava strana. In quel bar. In fabbrica. Non capivo. Poi un giorno mi portarono in un ospedale, un po' fuori. Mi... portarono li. Io non volevo. Comunque... ho provato a venir via più di una volta. Ma... non era facile. Mi hanno fatto delle domande in quel posto. Mi hanno messo dentro e mi hanno fatto ogni genere di domande. Bene, io ho detto... quando volevano saperlo... quali erano i miei pensieri... Hmmmnn. Poi un giorno... un tale, questo tale... dottore suppongo... primario... una persona... importante... forse no. Mi ha chiamato da lui. Ha detto... mi ha detto, che avevo qualcosa. Ha detto che avevano finito le analisi. Questo ha detto. Mi ha fatto vedere un mucchio di carte, ha detto che avevo qualcosa, dei disturbi. Ha detto... proprio cosi. Tu hai... delle allucinazioni. Questi sono i tuoi disturbi. Abbiamo deciso, ha detto, nel tuo interesse, c'è solo una cosa da fare. Dobbiamo farti... una cosa al cervello. Ha detto... se non te la facciamo dovrai rimanere qui per sempre, ma se te la facciamo ti restano delle possibilità. Potrai uscire di qui, ha detto, e vivere come gli altri. Cosa volete farci al mio cervello, ho detto, ma lui ha solo ripetuto quello già detto. Bene, io non ero pazzo. Sapevo di essere minorenne. Sapevo che non poteva farmi nulla senza permesso. Sapevo che doveva avere il permesso di mia madre. Allora io le scrissi e le raccontai cosa cercavano di farmi. Ma lei firmò, vedi, la richiesta dandogli il permesso. Lo so perché mi fece vedere la sua firma quando ho protestato. Bene, quella notte, ho cercato di scappare quella notte. Stetti per cinque ore a segare una sbarra della finestra in corsia. Al buio completo. Ogni mezz'ora passavano con la pila fra i letti. Avevo calcolato bene il tempo. Quando ce l'avevo quasi fatta, uno... lui ha avuto un attacco, lì vicino a me. Comunque mi presero. Una settimana dopo vennero per farci quella cosa al cervello. In quella corsia dovevano farcela a tutti. E cominciarono, uno per volta. Uno per notte. Io ero tra gli ultimi. E vidi benissimo quello che facevano agli altri. Arrivavano con queste... non so cosa.., come delle grosse pinze, coi fili attaccati, i fili attaccati a un congegno. Elettrico. Tenevano uno immobile, e questo primario... il dottore primario, gli piazzava le pinze, qualcosa di simile ad una cuffia, le piazzava ai due lati del cranio. Uno si occupava del congegno, e quello... l'altro lo faceva andare e il primario piazzava le pinze e le premeva ai lati del cranio. Poi le staccava. Coprivano l'uomo con... lo coprivano tutto, lo lasciavano lì un bel po'. Alcuni si ribellavano, ma la maggior parte si lasciava fare. Rimanevano stesi... Bene, arrivarono anche a me e la notte che vennero saltai su e mi misi contro il muro. Mi dissero di tornare a letto, e io sapevo che avevano bisogno che io stessi a letto, perché se me lo avessero fatto in piedi, potevano rompermi la spina dorsale. Rimasi in piedi, e due di loro allora vennero verso di me, bene, io ero giovane allora, più forte, proprio forte, uno lo stesi e presi l'altro per la gola, allora di colpo il primario mi pose le pinze sul cranio e io sapevo che non avrebbe dovuto farlo mentre ero in piedi. Ecco perché io... comunque lo fece. Così potei venir fuori. Venni fuori da quel posto... ma non potevo camminare. Non credo che la mia spina dorsale si fosse rotta. Quella era a posto. Il guaio era... i miei pensieri... uuuuhh... non riuscivo... a metterli insieme... non del tutto. Il guaio era, che non sentivo quello che la gente diceva. Non potevo voltarmi né a destra né a sinistra, dovevo guardare sempre avanti, perché, se piegavo la testa... non riuscivo a tenerla... dritta. E poi c'erano quelle emicranie. Stavo seduto in camera mia. Allora vivevo con mia madre. E mio fratello. Lui era più giovane di me. Così misi tutto a posto, in ordine, nella mia stanza, tutto quello che era mio. ma non morii. Il fatto è che sarei dovuto morire, proprio morire. Ora sto molto meglio. Ma non parlo più con la gente. Sto lontano da posti come quel bar. Non c'entro più. Spesso mi è venuta voglia di tornarci per scoprire... chi è stato a farmi questo. Ma ho da fare qualcosa prima. Devo costruirmi quella tettoia, là fuori, in giardino.


Sipario.



Pinter sembra inrecitabile. Bisogna solo "dirlo", tutto quello che serve ce lo ha già messo lui...e allora ti chiedi tu come attore che ci stai a fare? Eppure no, eppure servi, ma servi Tu, sincero come non mai, per poter reggere quelle prole senza farle risultare fredde, banali ed inutili.

Un altro grandissimo se ne va,
e chi resta, resta vicino alle lapidi.
Addio maestro Pinter, grazie di tutto.

Il sogno

dedicato a Charles Baudelaire

Vedo schiere di luci abbaglianti
disegnare costellazioni vaghe,
futuri incerti come tessere
traballanti del mio stesso domino.

E' un tempio di mosaici il sogno
dove tasselli inarrivabili
compongono alle volte visioni
di giardini sublimi e lontani.
Lo attraverso con gli occhi dischiusi
fuggendo il piangere quotidiano,
cerco riparo tra i suoi simboli
che restano muti, indifferenti.

E' uno specchio il sogno, privo di
risposte, vuoto di significati.
Vi si riflette vivo il poeta
ed in esso riconosce se stesso.
Lo colora, lo coltiva, lo canta.
Si colora, si coltiva, si canta
ogni momento, sognando mosaici.

Pianto

ho pianto lacrime di rabbia cieca
ho pianto lacrime di impotenza
ho pianto lacrime per sentimenti

ho pianto lacrime per tutti
e ora non ne ho più per me

vorrei che una droga mi rendesse
vuoto
...
...

17.12.08

Nunc est vivendum

Dove una vecchia ragazza bianca
diviene, nel suo corpo di metallo,
casa segreta, testimone muta,
lì sfuma l'orizzonte della realtà
per congiungersi con quello del sogno.

E Paura cede muta il passo
a neonata e stupita Speranza.
E Morte s'inginocchia impotente
di fronte ad un respiro di Vita.

I colori falsi scivolano via
mostrando un volto vero di donna.
che nessun muro, nessun velo copre.

Nunc est vivendum! Da ora vivremo,
non più al futuro, ma in questo Qui.

16.12.08

Se l'uomo non fosse fatto per volare

Se l'uomo non fosse fatto per volare
perchè avrebbe vita il poeta?
Se l'uomo non fosse fatto per volare
non avrebbero ali gli amanti.

Non siamo forse albatri perfetti
che precipitando in un baratro
buio come un fiore calpestato
fendono aria e venti ostili
solo per cavalcare nuovi sogni?

Se non volete vedere le vostre,
allora strappate le mie di ali,
uccidete questo volo subllime
e negate tutto quello che siamo.
Siate solo carne! Solo plastica!

Ma in ogni sguardo che vibra vita
non cesserà mai il sogno di cieli
infiniti, d'amori respirati.

14.12.08

Una nuova lingua

Sogno un linguaggio senza parole,
un comunicare privo di gesti,
una lettera non sporca d'inchiostro.

Siano i corpi araldi muti
d'un oceano di baci e sogni
germogliati dentro la fibra viva.

E madama Emozione parlerà
da sola, sciogliendo tutti i sensi,
portando luci e note ovunque.

E Amore getterà le radici
nella terra materna e umida
d'un incantato giardino umano.

Quando le anime s'abbracceranno
senza falsi inchini e galatei,
riconoscendo se stesse nell'altra.

12.12.08

Ricerca. Di già? Sì, di gia...

Nella scorsa puntata s'è parlato dell'importanza del porsi la domanda e dell'assoluta necessità per essere sinceri con se stessi e con la propria arte, di continuare a porsela all'infinito trovando nuove risposte. Questo bisogno deve essere spontaneo ed irrefrenabile, perchè nel momento in cui non è tale, nel momento in cui si ripone la sete della propria anima in un cassetto naftalinizzato, si muore della peggiore delle morti, abdicando la propria esistenza emotiva e spirituale e mantenendo quella mentale e plastificata.

Ce ne tanta di gente oggi che parla di teatro e per alcuni di loro non basterebbe la lenguada bonifacesca come punizione per l'utilizzo scellerato che fanno del nome di quest'arte. So perfettamente di non essere niente, nulla, nessuno per giudicare, ed è proprio per questo che posso permettermi di farlo. 
Abbiamo Signoriregisti ai quali tempo fa è stato offerto un piedistallo in polietilene lucidato, con cromature fatte in acciaieria. Essi vi si sono piazzati sopra con la rapidità di un balzo felino e hanno iniziato una neppur tanto lenta pietrificazione. Se volete cercarli oggi non abbiate timore, sono ancora lì, grassi e disumani, imbevuti di loro stessi e della banalità delle loro parole, vestiti di banconote e onorificenze di cartone.
Abbiamo poi Signoriattori che vivono nell'Ade: che sono già divenuti, pur parendo medicamente in vita, gli spettri di se stessi. Vivono del loro nome e della propria gloria, continuano a riproporre le scene di una vecchia danza mentre un pubblico di spettri ancor più spettrosi di loro batte le mani e le dentiere con forza. 

Se tutto fosse destinato a loro allora il teatro sì che sarebbe morto, ma mi spiace deludervi Teleteadeliranti macchiette, il teatro non è morto, il teatro è vivo e vitale. Sta vivendo di un respiro spesso sotterraneo, di una lava calda che percorre cunicoli nascosti nelle profondità della terra, e così facendo continua a riscaldarla, e guardacaso lo fa proprio all'altezza del cuore.
Ah, io le ho conosciute le persone a cui brillano gli occhi quando parlano di teatro, perchè il teatro è tutto quello che possiedono, e nella vita spendono tutto ciò che hanno, in ogni momento. 

La Bendata volle che alcuni di costoro(che, attenzione, non sono pochi, ma vengono continuamente nascosti perchè il Gigante non vuole si notino) mi fossero messi davanti come Maestri, e Maestri lo sono tutt'ora. In ognuno di loro, non importa quanto fossi sbarbo, sentivo la necessità di farmi scoprire che nel teatro c'è qualcosa che va Benoltre quello che vorrebbero farci chiedere., Benoltre il pensiero comune, Benoltre un clichè clackoso.

Fu così che iniziai la mia ricerca di Benoltre.

Mi scusi lei conosce Benoltre? 
Salve, cercavo Benoltre, è passato? 
Scusi, dove per Benoltre?
Marisa, c'è Benoltre? Eh? No, non la Cremeria, cercavo Benoltre...

Checcosè Benoltre? Siamo noi, sei tu che leggi o io che scrivo. 
Benoltre è la voglia di andare avanti, di scoprire risposte e allo stesso tempo la paura (il terrore) di trovare una sola risposta così Vera che ponga fine alla ricerca. 
Benoltre è la voglia di dire, accorgendosi in ogni momento che non basteranno mai le parole, i gesti, i tratti di un lapis per descrivere tutto quello che scorre dentro, e che allo stesso tempo alle volte basta uno sguardo sincero ed umano e tutto diventa chiaro. 
Benoltre è la voglia di amare tutto e tutti, incondizionatamente, ed accorgersi che le pareti delle nostre persone sono troppo strette per poter contenere tutto questo Amore. Scegliere spontaneamente di rompere la diga per permettere ad un incredibile bacino di sentimenti di dilagare ovunque.
Benoltre è la voglia di vivere all'infinito quell'istante di silenzio che c'è prima di un bacio tra due amanti.

E questo non è nulla, chi vive veramente di Teatro e d'Amore non può non aspirare a giungere ben-oltre tutto questo, e poi ancora un po' più in là.

9.12.08

Piccola baccante

Per la vera piccola baccante

Dove questa danza lenta e folle
che strappa i sensi, che rende ciechi,
mi ha incontrato, lì sono morto.
Un ritmo femmineo e sotterraneo
di lunghi sguardi, di parole mute,
di occasioni uniche sprecate.

Piccola baccante, occhi di giada!
Albatro dalle ali sconosciute!
Ballerina della belle epoque!
Pianista s'un mare di desideri!
Attrice vera dei tuoi stessi sogni!
Amelìe che corri sulla mia vita!

Una musica tribale remota,
un ballo d'angeli sulla collina,
un respiro inatteso di notte.
Reciterò la mia parte in questo?
...la comparsata del buffone triste
che di cuore muore per la sua rosa.

7.12.08

La vita negli altri

Incatenato ad una vita che
guardo da spettatore annoiato,
scorgo ancora amore negl'occhi
d'un bambino, d'una fata morente.

Cibatevi tutti della mia carne,
divorate la mia anima spenta,
finchè più nulla di me resti a me.

Questo è il frutto del mio sangue,
offerto per Voi e per chiunque sia.

Vivo per asciugare le lacrime
di una sconosciuta che sospira,
di un figlio malnato e smarrito,
di un fratello che grida al vento.

Non chiedetemi di vivere di me.
Non chiedetemi di vivere per me.
Non chiedetemi di vivere con me.

5.12.08

Carnevale, sonetto per una bambina morta

Per Sabrina

Date fuoco alle polveri tutte
Esplodano le dune del deserto
S'infiammi il cuore di questa notte
Ogni tempio sia adesso aperto

Il carnevale funebre rapirà
le risa, affogheremo le feste
nelle care lacrime, e svanirà
ogni pensiero di albe funeste

Lei è morta. Puledro multiforme
Lei è morta. Canto d'oro egizio
Lei è morta. Danzatrice di gioie

Sia silenzio, vane le scappatoie
Vano il perchè di questo supplizio
Vane lacrime d'orrore enorme

Giovanni

Tensione priva d'alcun respiro.
Sospensione immobile e fredda.
Decisione d'una lama temprata.
Per poi infinita sublimazione.

Saltare attraverso un baratro
abbracciato col sangue alla terra.
Voltare lo sguardo al paradiso
per gettarsi tra le fiamme crudeli.

Già si leva uno stormo di frecce
che gridano vendetta assassina,
che bramano sangue d'amor fraterno,
nel cieco volo verso il ventre tuo.

Mille volte morisse questo corpo!
Nel tuo respiro e nel tuo odore,
nella tua pelle e nel tuo dolore,
io vivrei. Vivrei del nostro Amore.