Nella
scorsa puntata s'è parlato dell'importanza del porsi la domanda e dell'assoluta necessità per essere sinceri con se stessi e con la propria arte, di continuare a porsela all'infinito trovando nuove risposte. Questo bisogno deve essere spontaneo ed irrefrenabile, perchè nel momento in cui non è tale, nel momento in cui si ripone la sete della propria anima in un cassetto naftalinizzato, si muore della peggiore delle morti, abdicando la propria esistenza emotiva e spirituale e mantenendo quella mentale e plastificata.
Ce ne tanta di gente oggi che parla di teatro e per alcuni di loro non basterebbe la lenguada bonifacesca come punizione per l'utilizzo scellerato che fanno del nome di quest'arte. So perfettamente di non essere niente, nulla, nessuno per giudicare, ed è proprio per questo che posso permettermi di farlo.
Abbiamo Signoriregisti ai quali tempo fa è stato offerto un piedistallo in polietilene lucidato, con cromature fatte in acciaieria. Essi vi si sono piazzati sopra con la rapidità di un balzo felino e hanno iniziato una neppur tanto lenta pietrificazione. Se volete cercarli oggi non abbiate timore, sono ancora lì, grassi e disumani, imbevuti di loro stessi e della banalità delle loro parole, vestiti di banconote e onorificenze di cartone.
Abbiamo poi Signoriattori che vivono nell'Ade: che sono già divenuti, pur parendo medicamente in vita, gli spettri di se stessi. Vivono del loro nome e della propria gloria, continuano a riproporre le scene di una vecchia danza mentre un pubblico di spettri ancor più spettrosi di loro batte le mani e le dentiere con forza.
Se tutto fosse destinato a loro allora il teatro sì che sarebbe morto, ma mi spiace deludervi Teleteadeliranti macchiette, il teatro non è morto, il teatro è vivo e vitale. Sta vivendo di un respiro spesso sotterraneo, di una lava calda che percorre cunicoli nascosti nelle profondità della terra, e così facendo continua a riscaldarla, e guardacaso lo fa proprio all'altezza del cuore.
Ah, io le ho conosciute le persone a cui brillano gli occhi quando parlano di teatro, perchè il teatro è tutto quello che possiedono, e nella vita spendono tutto ciò che hanno, in ogni momento.
La Bendata volle che alcuni di costoro(che, attenzione, non sono pochi, ma vengono continuamente nascosti perchè il Gigante non vuole si notino) mi fossero messi davanti come Maestri, e Maestri lo sono tutt'ora. In ognuno di loro, non importa quanto fossi sbarbo, sentivo la necessità di farmi scoprire che nel teatro c'è qualcosa che va Benoltre quello che vorrebbero farci chiedere., Benoltre il pensiero comune, Benoltre un clichè clackoso.
Fu così che iniziai la mia ricerca di Benoltre.
Mi scusi lei conosce Benoltre?
Salve, cercavo Benoltre, è passato?
Scusi, dove per Benoltre?
Marisa, c'è Benoltre? Eh? No, non la Cremeria, cercavo Benoltre...
Checcosè Benoltre? Siamo noi, sei tu che leggi o io che scrivo.
Benoltre è la voglia di andare avanti, di scoprire risposte e allo stesso tempo la paura (il terrore) di trovare una sola risposta così Vera che ponga fine alla ricerca.
Benoltre è la voglia di dire, accorgendosi in ogni momento che non basteranno mai le parole, i gesti, i tratti di un lapis per descrivere tutto quello che scorre dentro, e che allo stesso tempo alle volte basta uno sguardo sincero ed umano e tutto diventa chiaro.
Benoltre è la voglia di amare tutto e tutti, incondizionatamente, ed accorgersi che le pareti delle nostre persone sono troppo strette per poter contenere tutto questo Amore. Scegliere spontaneamente di rompere la diga per permettere ad un incredibile bacino di sentimenti di dilagare ovunque.
Benoltre è la voglia di vivere all'infinito quell'istante di silenzio che c'è prima di un bacio tra due amanti.
E questo non è nulla, chi vive veramente di Teatro e d'Amore non può non aspirare a giungere ben-oltre tutto questo, e poi ancora un po' più in là.